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Partita IVA per ecommerce: quando serve, regime forfettario e codice ATECO 2025

· 7 min di lettura · Normativa e fisco

Risposta breve: Sì, se vendi online in modo abituale ti serve la partita IVA, anche se il negozio è piccolo e anche se hai già un lavoro dipendente. Vendere una tantum oggetti personali usati non è un'attività d'impresa; un negozio online sempre aperto, con prodotti comprati o realizzati per essere venduti, sì. Oltre alla partita IVA servono l'iscrizione al Registro delle Imprese, la SCIA al Comune e l'iscrizione all'INPS. Sistemata la parte fiscale, puoi scegliere una piattaforma per aprire il tuo negozio online.

Serve la partita IVA per vendere online?

L'Agenzia delle Entrate è chiara: chi inizia in Italia un'attività commerciale in modo abituale deve aprire la partita IVA, con la dichiarazione di inizio attività entro 30 giorni dall'avvio.

La parola chiave è abituale. Conta come lavori, non solo quanto incassi: un sito con un catalogo, ordini ricorrenti, acquisti di merce per rivenderla sono segnali di un'attività organizzata. La legge non fissa una cifra in euro sotto la quale un negozio online abituale possa fare a meno della partita IVA. Se leggi di "soglie" sotto cui non serve, verifica con un commercialista prima di fidarti.

Puoi aprire la partita IVA anche se sei lavoratore dipendente: controlla però il tuo contratto e, per il forfettario, i limiti sul reddito da lavoro dipendente (per il 2025 e il 2026 la soglia è 35.000 €).

Cosa serve oltre alla partita IVA?

Per un ecommerce che vende ai consumatori i passaggi tipici sono:

  1. Partita IVA presso l'Agenzia delle Entrate.
  2. Iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, di solito con la Comunicazione Unica.
  3. SCIA al Comune (tramite lo Sportello unico per le attività produttive): il commercio elettronico è una forma di commercio al dettaglio e va segnalato. Se cambi sede, settore merceologico o sito, la segnalazione va aggiornata.
  4. Iscrizione all'INPS, gestione commercianti.

Sul sito, poi, devi indicare il numero di partita IVA nella home page (art. 35 del DPR 633/1972) e dare al cliente le informazioni obbligatorie prima dell'acquisto: chi sei, prezzi comprensivi di imposte, spese di consegna, metodi di pagamento e diritto di recesso.

Quale codice ATECO per un ecommerce nel 2026?

Qui molte guide online sono superate. Con la classificazione ATECO 2025, operativa dal 1° aprile 2025, il gruppo 47.9 (che comprendeva la vendita via internet, e quindi il vecchio 47.91.10) è stato cancellato. Il commercio al dettaglio ora si classifica in base a cosa vendi, non al canale.

In pratica: se vendi abbigliamento online, il codice è quello del commercio al dettaglio di abbigliamento; se vendi cosmetici, quello dei cosmetici. Se vendi più categorie, di solito si guarda la prevalente. Il codice giusto va scelto con il commercialista o confermato dalla Camera di Commercio.

Il regime forfettario conviene per un ecommerce?

Per chi inizia spesso sì. Le regole principali, secondo l'Agenzia delle Entrate:

  • puoi accedere se i ricavi non superano 85.000 € l'anno;
  • paghi un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti per le nuove attività;
  • se superi 100.000 € esci dal regime già nell'anno in corso.

Il reddito non si calcola sottraendo le spese reali, ma applicando ai ricavi un coefficiente di redditività: per il commercio al dettaglio è del 40%.

Un esempio semplice: con 30.000 € di ricavi, il reddito imponibile è 12.000 € (il 40%). Su quella base si applica il 15% o il 5% (il commercialista ti dirà come incidono i contributi versati).

Sul lato contributi, nella gestione commercianti c'è un minimo annuo dovuto anche con redditi bassi: per il 2026 l'INPS lo indica in 4.611,64 € per il titolare. Chi è in forfettario può chiedere una riduzione del 35%.

E se vendo in altri paesi dell'UE?

Finché le vendite a distanza verso consumatori di altri paesi UE restano entro 10.000 € l'anno (al netto dell'IVA, calcolati sull'anno precedente), si applica l'IVA italiana. Oltre la soglia si applica l'IVA del paese del cliente, che puoi dichiarare e versare tramite lo sportello unico OSS. Se usi il forfettario, chiedi al commercialista come gestire questo caso.

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Domande frequenti

Posso aprire un ecommerce senza partita IVA?
Se vendi in modo abituale, no. La vendita sporadica di oggetti personali non è attività d'impresa, ma un negozio online strutturato lo è, indipendentemente dagli incassi.

Quanto costa aprire la partita IVA per un ecommerce?
La voce più pesante di solito non è l'apertura, ma ciò che viene dopo: diritti della Camera di Commercio, contributi INPS (minimo 4.611,64 € l'anno nel 2026 per i commercianti, con riduzione del 35% su richiesta per i forfettari) e il commercialista.

Il codice ATECO 47.91.10 vale ancora?
No, con l'ATECO 2025 il gruppo 47.9 è stato cancellato. Il codice si sceglie in base ai prodotti che vendi.


Fonti: Agenzia delle Entrate (IVA, regime forfetario, OSS); Legge 145/2018, Allegato 2; Unioncamere, ATECO 2025; Camere di Commercio di Roma e Torino; INPS, circolare n. 14/2026. Informazioni al 23 ottobre 2026; non sostituiscono la consulenza di un commercialista.