Pulsante di recesso: cosa deve fare il tuo ecommerce dal 19 giugno 2026
· 13 min di lettura · Normativa e fisco
Risposta breve: Il pulsante di recesso è la "funzione di recesso" introdotta nel Codice del consumo dal decreto legislativo 209/2025, che recepisce una direttiva europea. Per i contratti conclusi online dal 19 giugno 2026, il tuo negozio deve permettere al cliente di recedere direttamente sul sito: un comando ben visibile con la scritta "recedere dal contratto qui" (o una formula altrettanto chiara), un breve modulo con nome, ordine e email, un secondo comando "conferma recesso" e una ricevuta che parte subito. Il diritto di recesso resta quello di sempre, 14 giorni senza dover dare motivazioni; cambia il modo in cui il cliente lo esercita. Se il tuo negozio gira su una piattaforma in abbonamento con hosting e aggiornamenti inclusi, il lavoro è soprattutto di testi, processi e controlli.
Pulsante di recesso: cos'è e da quando è obbligatorio
Il decreto legislativo 31 dicembre 2025, n. 209 ha aggiunto al Codice del consumo l'articolo 54-bis. Il decreto è in vigore dal 23 gennaio 2026, ma l'articolo 4 stabilisce che le modifiche si applicano dal 19 giugno 2026 e ai contratti conclusi dopo quella data. Per gli ordini fatti prima, valgono le regole precedenti.
La norma riguarda i contratti a distanza conclusi tramite un'interfaccia online: in pratica ogni negozio online che vende a consumatori privati. Se vendi sia a privati sia ad aziende, la funzione ti serve comunque per gli ordini dei privati.
Il pulsante non sostituisce gli altri modi di recedere (modulo tipo, email, posta: art. 54): è un canale in più, che però non puoi omettere.
Pulsante di recesso obbligatorio: cosa deve fare, passo per passo
- Il comando di recesso. Deve riportare in modo leggibile le parole "recedere dal contratto qui" o un'altra formulazione equivalente e inequivocabile. Deve essere ben visibile, facilmente accessibile e disponibile per tutto il periodo in cui il cliente può recedere.
- La dichiarazione online. Il cliente deve poter inserire o confermare facilmente tre informazioni: il suo nome, i dati che identificano il contratto (per esempio il numero d'ordine) e il mezzo elettronico su cui vuole ricevere la conferma (di solito l'email).
- Il comando di conferma. Dopo la compilazione, il cliente invia la dichiarazione con un secondo comando che riporta le parole "conferma recesso" o una formula altrettanto chiara.
- La ricevuta. Appena il cliente conferma, devi inviargli senza indebito ritardo un avviso di ricevimento su un supporto durevole (un'email va bene), con il contenuto della dichiarazione e la data e l'ora di invio.
C'è poi una regola sui tempi che conviene conoscere: il recesso vale come esercitato in tempo se la dichiarazione online parte prima della scadenza dei 14 giorni. Il pacco può arrivarti dopo; conta la data della dichiarazione.
Dove mettere il pulsante
La legge non indica una pagina precisa. Le posizioni più sensate sono il piè di pagina del sito, l'area "I miei ordini" e l'email di conferma d'ordine, con un link diretto. La norma non dice se il cliente debba fare login. Visto che la funzione deve essere facilmente accessibile, la soluzione più prudente è permettere il recesso anche senza account, con numero d'ordine ed email. Sul punto fatti confermare la scelta da un consulente.
Cosa scrivere nelle condizioni di vendita
Prima dell'acquisto devi già informare il cliente sul diritto di recesso: condizioni, termini, procedura e modulo tipo (art. 49). Con la riforma, l'informativa deve indicare anche, se del caso, l'esistenza e la posizione della funzione di recesso. Il modello ufficiale di istruzioni sul recesso (Allegato I, parte A) ora prevede una frase del tipo: "È inoltre possibile esercitare il diritto di recesso online su [indirizzo]". Aggiorna la pagina delle condizioni di vendita, la pagina resi e i testi dell'email di conferma ordine.
Se l'informazione sul recesso manca, il periodo per recedere non finisce dopo 14 giorni ma si allunga di dodici mesi (art. 53). È uno dei motivi per cui conviene sistemare i testi prima di ricevere il primo reso.
Diritto di recesso nell'ecommerce: le regole che restano uguali
Il pulsante cambia il modo di comunicare il recesso, non i diritti:
- Durata. Il cliente ha 14 giorni per recedere senza motivazione. Per i beni il periodo parte dal giorno in cui riceve fisicamente la merce; se un ordine arriva in più pacchi, dall'ultimo (art. 52).
- Restituzione. Il cliente deve rispedirti la merce entro 14 giorni da quando ti ha comunicato il recesso (art. 57).
- Spese del reso. Il cliente paga il costo diretto della restituzione solo se l'hai informato prima dell'acquisto. Se non l'hai fatto, o hai scelto di offrire il reso gratuito, il costo è tuo.
- Rimborso. Devi rimborsare tutti i pagamenti ricevuti, comprese le spese di consegna iniziali, entro 14 giorni da quando sei informato del recesso, con lo stesso mezzo di pagamento usato dal cliente, salvo diverso accordo espresso e senza costi per lui (art. 56). Se il cliente aveva scelto una consegna più cara di quella standard, la differenza non va rimborsata.
- Quando puoi aspettare. Se non ritiri tu la merce, puoi trattenere il rimborso finché non ricevi i prodotti o finché il cliente non dimostra di averli spediti, a seconda di cosa avviene prima.
- Prodotti usati troppo. Il cliente risponde solo della perdita di valore dovuta a un uso oltre quello necessario per provarli, come farebbe in negozio.
Come impostare tariffe e politiche di reso nella logistica quotidiana lo spieghiamo nella guida alle spedizioni ecommerce.
Quando il recesso non si applica
L'articolo 59 elenca le eccezioni. Per un negozio online le più comuni sono:
- prodotti su misura o chiaramente personalizzati;
- prodotti che si deteriorano o scadono rapidamente;
- prodotti sigillati che non si possono restituire per motivi igienici o di salute, se aperti dopo la consegna;
- registrazioni audio o video e software sigillati, se aperti dopo la consegna;
- giornali e riviste, salvo gli abbonamenti.
Prima dell'acquisto devi informare il cliente che per quel prodotto il recesso non c'è, o in quali casi lo perde (art. 49). Il posto giusto è la scheda prodotto, non una frase generica nascosta nelle condizioni.
Quanto costa davvero un reso: un esempio
Esempio (ipotesi, numeri inventati): vendi un prodotto a 40 € con spedizione a 7 € pagata dal cliente. Il cliente recede. Devi restituire 47 €, perché le spese di consegna iniziali si rimborsano. Se nelle condizioni hai scritto che il reso è a carico del cliente, la spedizione di ritorno la paga lui; se non l'hai scritto, è tua. Se il prodotto torna rovinato oltre la normale prova, puoi trattenere la perdita di valore, ma dovrai dimostrarla.
Morale: scrivi chiaramente chi paga il reso e tieni conto dei resi quando fissi prezzi e soglie di spedizione gratuita. Anche la parte contabile del rimborso va chiarita con il tuo commercialista; per gli adempimenti di base di chi apre un negozio vedi la guida sulla partita iva ecommerce.
Checklist per il tuo negozio
- Aggiungi il comando "recedere dal contratto qui" nel piè di pagina, in "I miei ordini" e nell'email di conferma ordine.
- Prepara il modulo con nome, numero d'ordine ed email, e il comando "conferma recesso".
- Imposta l'email automatica di ricevuta con contenuto, data e ora.
- Aggiorna condizioni di vendita, pagina resi e informativa precontrattuale con la posizione della funzione di recesso.
- Indica le eccezioni (prodotti personalizzati, sigillati, deperibili) nella scheda prodotto.
- Decidi chi paga il reso e scrivilo prima dell'acquisto.
- Organizza i rimborsi entro 14 giorni con lo stesso metodo di pagamento. Per il contrassegno concorda con il cliente un bonifico sul suo IBAN.
- Fai un recesso di prova dal telefono, senza essere loggato, e controlla che la ricevuta arrivi.
Sul rispetto di queste regole vigila l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (art. 66 del Codice del consumo).
Come ti aiuta Favenda
Favenda non sostituisce l'avvocato: testi del recesso, condizioni di vendita ed eccezioni vanno verificati per il tuo negozio. Ti aiuta però a gestire bene quello che succede dopo un recesso. Le tariffe di spedizione si impostano per peso, con una soglia di spedizione gratuita, così le spese di consegna da rimborsare sono chiare fin dall'inizio. Al checkout il cliente paga con carta sulla pagina 3D Secure del fornitore, con bonifico o in contrassegno, e sai sempre con quale mezzo rimborsare. Con DHL Express, UPS e FedEx l'integrazione stampa l'etichetta e invia il tracking al cliente in automatico. Per ogni ordine vedi il profitto reale, al netto di commissioni e spedizione, e capisci subito se la tua politica di reso gratuito regge. Hosting, certificato SSL, backup e aggiornamenti sono inclusi, e non c'è nessuna commissione sulle vendite. Il piano Store costa 69 $ al mese (IVA esclusa); con il pagamento annuale hai due mesi gratis.
Domande frequenti
Il pulsante di recesso è obbligatorio anche per i piccoli negozi online?
Sì. L'articolo 54-bis non prevede soglie di fatturato o di dimensione: vale per tutti i contratti a distanza con consumatori conclusi online dal 19 giugno 2026. Per i prodotti esclusi dal recesso (art. 59) il diritto non c'è, quindi non c'è nulla da esercitare.
Posso chiedere al cliente il motivo del recesso nel modulo?
Solo come campo facoltativo. Il recesso si esercita senza motivazione e la legge chiede solo nome, dati del contratto e mezzo per la conferma.
Il pulsante di recesso sostituisce l'email o il modulo tipo?
No. Il cliente può ancora recedere con il modulo tipo o con qualsiasi dichiarazione esplicita, per email o per posta. Il pulsante è un canale aggiuntivo che devi offrire; le altre strade restano valide.
Fonti: Decreto legislativo 31 dicembre 2025, n. 209 (art. 1 e art. 4); Codice del consumo, D.Lgs. 206/2005, artt. 49, 52, 53, 54, 54-bis, 56, 57, 59 e 66 (testi su Normattiva). Pagine lette il 29 ottobre 2026; per il tuo caso specifico chiedi a un avvocato o a un consulente.